Ho usufruito, giorni fa, di un “Intercity”, quei treni che collegano medie e grandi città italiane.
Ho vissuto su quel treno per otto ore di fila ed ho gradito la disponibilità e cortesia del personale viaggiante, di questi tempi cosa di non poco conto.
Un ragazzo, salito con uno strumento musicale, veramente ingombrante con la sua bella custodia, ha ricevuto l'immediata assistenza del capo treno che, con cortese accoglienza, ha indicato il luogo dove collocare l'oggetto per non disturbare gli altri passeggeri ma anche per non lasciare che il proprietario fosse disturbato in ogni momento per il possibile intralcio sottolineando come “tormento” solo il pensiero se ciò fosse accaduto.
Immagino che Trenitalia, alla quale non si possono certamente scollare i gravi ed igienici problemi che si trascina dietro sul trasporto pendolari, investa sul proprio personale non solo sulle eleganti divise ma anche in formazione.
Arrivo notte tempo alla stazione di Monte S. Biagio e da esperto conoscitore degli usi locali a naso mi reco alla navetta che mi condurrà a Terracina che sta aspettando, a motore acceso, in un angolo buio del grande piazzale altrettanto buio.
L'autista, concentrato sulla Gazzetta dello Sport, non si accorge di chi sale e non risponde neanche a qualche timido “buonasera” .
Aspettate le coincidenze, stancamente ripiega il giornale e sempre con assordante silenzio chiude le porte e si avvia.
Appena imboccata la direzione Terracina due signore corrono di lato e chiedono che il pullman si fermi.
Si materializza la voce del conducente “scroccando” , come diciamo noi, un sonoro “San Catallo” ed indirizzando alle due epiteti inerenti al “lavoro su strada” più vecchio del mondo.
Svogliatamente il pullman si ferma e aperte le porte fa salire le due signore che immediatamente, in un garbato e ottimo inglese, ringraziano e si scusano.
Chiedono se il bus va a Terracina, ricevono solo un grugnito.
Arrivo a destinazione e nel scendere saluto e qualche pendolare che mi conosce mi sussurra:”Siamo stati sfortunati, c'è capitato il peggio tra i peggio”.
Immagino che Cotral Spa non abbia investito neanche un nichelino nella formazione del personale ritenendo che la patente sia sufficiente.
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