di Paola Springhetti
In Italia, c’è un modo tranquillo e sicuro di scivolare verso la povertà ed è quello di mettere su casa. Dice l’Istat che nell’ultimo trimestre del 2009 il reddito delle famiglie è diminuito del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2008, e la spesa dell’1,9%. Ma il calo del potere di acquisto dei nuclei familiari è iniziato ben prima della crisi del 2009. Dice l’Istat che già nel 2008 era cresciuta la quota di famiglie che dichiarava di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà (17%); di quelle che non riuscivano a pagare le bollette (12%) e gli abiti necessari (18,2%) o che erano in arretrato con il pagamento del mutuo.
L’Istat attesta pure che la casa si porta via il 30% sul reddito delle famiglie più povere, alle quali quindi rimane poco per tutto il resto. Dice poi che il 17,2% dei nuclei vive in condizione di sovraffollamento, e che sono quelli più numerosi a soffrirne. Dice che nel complesso sono maggiormente in difficoltà le famiglie monogenitoriali con figli minori (29,3%) e le coppie giovani.
Dice, sempre l’Istat, che nel 2008 sono stati celebrati in Italia 246.613 matrimoni, quasi la metà rispetto al 1972. Dice anche che, almeno in parte, questa istituzione è salvata dagli stranieri: ormai nel 15% dei casi almeno uno dei due sposi è di cittadinanza non italiana.
La famiglia italiana è come un castello di carte: se ne sfili una, crolla tutto. Una carta spesso sfilata è la separazione, che fra l’altro provoca molto spesso povertà (delle donne sole con i figli, ma anche dei padri separati che non riescono a mantenere due case) e rottura delle reti familiari, che restano il miglior ammortizzatore sociale.
Un’altra carta è la non volontà o l’incapacità di sostenerla per quanto riguarda il “costo” dei figli. Tra i gruppi più a rischio di povertà ci sono infatti le famiglie numerose.
Una carta ancora è la perdita di potere d’acquisto, così come il costo delle case, non importa se di proprietà o in affitto.
Sarà per questi motivi che non ci sposa più? Forse il vero motivo per cui non ci sposa è un altro: è che il matrimonio e i figli non sono collocati tra le cose da valorizzare, nella vita dei singoli e della società. Nozze e bambini non danno ruolo sociale, prestigio, successo. Non sono status symbol. Sono solo intesi come oneri senza onori.
Se il matrimonio e la famiglia fossero importanti, si troverebbero idee, politiche, fondi per sostenerli. Economicamente, per cominciare, e poi culturalmente e su tutti gli altri piani della vita. Dopo gli incentivi per le auto e quelli per le lavatrici, dunque, gli incentivi al matrimonio? Non si tratta di questo, ma del fatto che nessuno si preoccupa seriamente se non ci sposa più.
Recentemente, due amministrazioni comunali del Nord Italia hanno adottato provvedimenti discriminatori nei confronti di alcuni bambini delle scuole elementari i cui genitori non pagavano la mensa. Questo è un fatto: è più facile punire le famiglie che sostenerle.
(Questo articolo è tratto da Segno n.5-maggio 2010)
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