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lunedì 31 maggio 2010

Andrea Camilleri: «Sembra di vivere nel modo di Alice nel paese delle meraviglie»



«Alcune cose oggi vanno fatte per ripicca»! Con la sua tipica ironia Andrea Camilleri ha presentato oggi a Roma, nella bottega di Libera, il video per la raccolta fondi del 5x1000 dell'associazione antimafia. Di fronte ai prodotti coltivati nei terreni confiscati alle mafie non riesce a trattenere le sue critiche nei confronti dell'azione “antimafiosa” sbandierata ai quattro venti dal governo Berlusconi e dalla sua maggioranza.

Stiamo assistendo, sottolinea Camilleri, ad «un continuo tentativo, spesso riuscito, di ostacolare le libere iniziative della società civile per ostacolare le mafie». Vedendo «una buona parte delle leggi di questo governo -aggiunge - ad una mente malata volta al male come la mia viene da pensare: vai a vedere che dietro c'è un atto di favoreggiamento nei confronti delle mafie»? Basti pensare alla legge che prevede la vendita dei beni confiscati alla criminalità organizzata, poi, in parte, rientrata grazie alla forte protesta della società responsabile del nostro paese. Oppure, i tagli nei confronti delle spese per le forze dell'ordine.

Capita, così, di leggere sui giornali che «35 camorristi in carcere a Milano, che devono essere trasportati in tribunale, a causa del taglio del personale non possono essere scortati». Quindi, chiosa Camilleri, si rinviano i processi, e di rinvio in rinvio si arriva alla prescrizione. Oppure capita di leggere che dei «detenuti nel carcere di Trapani non possono essere trasportati in tribunale a Palermo perchè non ci sono furgoni a sufficienza per portarli». Sembra di sentir raccontare delle barzellette, ma si tratta di storie vere che quotidianamente impediscono a magistrati e forze dell'ordine un'efficace azione di contrasto alle mafie.

Può, infine, capitare di leggere che la legge sulle intercettazioni telefoniche ed ambientali è pensata per tutelare anche la privacy dei mafiosi. «Sembra di vivere nel mondo di Alice nel paese delle meraviglie», commenta Camilleri. Quella sulle intercettazioni è una legge «a favore dei mafiosi per le difficoltà che impone ai giudici». Tuttavia, aggiunge, non bisogna cadere in errore: «il vero scopo della legge è di impedire che le intercettazioni siano fatte. Lo scopo secondario è di impedirne la divulgazione». Quindi è prima di tutto un attacco nei confronti della magistratura e degli organi inquirenti, e in seconda battuta alla libertà di stampa.

Infine, una frecciata al Corriere della Sera che nel magazine Sette dello scorso venerdì aveva duramente criticato Camilleri e i suoi romanzi. «Malgrado che il mio Montalbano viene accusato di essere colluso con la mafia, al pari di Andreotti, Dell'Utri e Contrada, il suo autore non è colluso».

Nei confronti di questo Governo «alcune cose oggi vanno fatte per ripicca», impegnandosi in prima persona in una direzione opposta e contraria a quella dettata da Arcore...

domenica 30 maggio 2010

La crisi, i giovani e le ombre del ceto medio

di Francesco Gloriani

Tempi duri, stringere la cinghia, lacrime e sangue, “manovrone” e via dicendo: così l’informazione dipinge la crisi finanziaria dilagante che fa soccombere un po’ tutti: le imprese, le banche, le famiglie, la finanza, persino i governi, e adesso anche l’euro. Eppure qualcuno è stato salvato, così come molti sono stati mandati ancora più a fondo. A ricordarcelo sono le cifre del Rapporto sui diritti globali 2010: un progetto ideato e realizzato dall’Associazione SocietàINformazione (una onlus attiva sui temi sociali), promosso e sostenuto dalla Cgil, e a cui aderiscono anche ActionAid, Antigone, Arci, il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza, la Fondazione Basso, il Forum Ambientalista, il Gruppo Abele e Legambiente.

Lapidaria la nota di presentazione: «Viviamo in una società sempre più spaventata del futuro, in cui i legami sociali sono sempre più deboli e quindi più fragile la sua coesione. Crescono l’individualismo e l’antagonismo laddove servirebbero relazioni e solidarietà». Emerge un ceto medio sempre più povero. Questo perché «l’inevitabile corrispettivo e conseguenza del too big to fail, del troppo grandi per fallire, è che vi sono i troppo piccoli, troppo deboli e troppo senza potere per essere aiutati. Anzi, sono loro a essere costretti ad aiutare i grandi – grandi e voraci – attraverso l’eterno gioco fondato sulla privatizzazione dei profitti e sulla socializzazione delle perdite». Un giudizio troppo ideologico? Ci sono numeri e percentuali che lo sostengono. Limitandosi all’Italia, i dati parlano per il 2008 di 2.737.000 famiglie (l’11,3% del totale) in condizioni di povertà. Con il ceto medio in bilico, pronto a raggiungere la parte più svantaggiata della popolazione: «1,8 milioni di famiglie giovani, a reddito medio-alto soffrono a causa del mutuo per la casa, che porta il 56,5% di loro ad arrivare con difficoltà alla fine del mese, il 54% a non poter accantonare un solo euro».

E ancora: «Nel 2009 le famiglie italiane si sono indebitate per 524 miliardi di euro, più del 2008: 21.270 euro per ogni cittadino. Per i lavoratori dipendenti, il debito annuo è di 15.900 euro, il 79,4% per la casa e il resto per consumi diversi». Pensare che un tempo gli italiani erano un popolo di risparmiatori, e il risparmio era tale da costituire una barriera di protezione contro le crisi finanziarie. Adesso questo risparmio s’è dissolto. Tra le ragioni principali ci sono i salari troppo bassi, al palo da un decennio: «Avere un lavoro non protegge dall’impoverimento. Più di 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese, di cui 6,9 milioni meno di 1.000». In sei anni, tra il 2002 e il 2008, «il reddito netto familiare ha perso ogni anno 1.599 euro tra gli operai, 1.681 euro tra gli impiegati». E quindi, nel 2009 «il 10% degli occupati è sotto la soglia della povertà (un dato tra i peggiori dell’Unione Europea, che conta in media l’8%)». Nel 2007 la percentuale era dell’8,6%. Sono quelli che le statistiche definiscono «working poor», poveri con un’occupazione, solo un po’ meno poveri dei disoccupati.

Il Rapporto annuale dell’Istat 2009 completa il quadro: ultimi tra gli ultimi sono sempre di più i giovani. Su di loro cresce il peso di una società sempre più sbilanciata dalla parte degli adulti. E il disagio aumenta se parliamo di famiglie giovani, e con figli. Per i giovani solo lavoro precario e spesso mal retribuito, se va bene. Perché c’è chi sta ancora peggio: sono coloro che l’Istat indica con l’acronimo Neet, che significa not in education, employnment or training (non lavorano, non studiano, non si formano). I Neet nel 2009 sono arrivati a oltre due milioni, il 21,2% dei 15-29enni. Semplicemente, stanno a casa e a carico dei genitori. Eppure – la stessa Istat lo ricorda – su tutti loro graverà un paese che nei prossimi 40 anni vedrà «crescere la speranza di vita fino a raggiungere gli 84,5 anni per gli uomini e gli 89,5 per le donne; il numero dei giovanissimi fino a 14 anni ridursi a 7,9 milioni (appena il 12,9% della popolazione); la popolazione attiva contrarsi a 33,4 milioni (54,2% di quella totale) e quella degli over 64 salire a 20,3 milioni (da uno su 5 a uno su 3 residenti nel 2050). In sostanza, «l’indice di dipendenza degli anziani potrebbe raddoppiare».

Cosa fare? C’è ancora la possibilità di invertire la rotta, di “non sprecare una buona crisi”, come alcuni economisti ed esponenti politici hanno suggerito negli ultimi mesi? Il Rapporto sui diritti globali 2010 ha una sua ricetta: «Uno dei principali punti di forza di un nuovo modello di sviluppo economico deve essere la convergenza fra reti di imprese sul territorio e reti telematiche. Questo non è un processo spontaneo, ma va perseguito con politiche mirate al recupero del ritardo strutturale del nostro paese nell’adozione di tecnologie innovative. L’Italia ha bisogno di un progetto forte anche sulle nuove frontiere della green economy, delle biotecnologie e della salute, delle infrastrutture materiali per una migliore mobilità e di quelle immateriali, costituite da reti relazionali complesse tra istituzioni, cultura, economia, ecologia e comunità locali». E per protagonisti i giovani, si spera.

sabato 22 maggio 2010

Il potere della parola

Da molto tempo, ormai, le parole si mostrano usurate dalla marea montante della comunicazione; la parola letteraria, in particolare, dissipata in mille travestimenti e umiliata dalla forza delle immagini, ha preso la strada dell'intrattenimento sempre più effimero e tranquillizzante. Come in ogni processo di assuefazione, gli scrittori reagiscono in vari modi: con un'escalation di contenuti hard, o con formalismi stuzzicanti, o gareggiando col cinema.

Walter Siti da "Saviano e il potere della parola".

venerdì 21 maggio 2010

Auto elettriche, verso la ricarica europea


Auto elettriche, verso la ricarica europea
di Erika Tomasicchio
L'Unione europea interviene a sostegno del veicolo del futuro. Una risoluzione approvata in questi giorni propone di stabilire uno standard per la ricarica comune a tutti gli stati membri
Spostarsi per l’Europa rispettando l’ambiente, magari a bordo di un’auto elettrica. Le automobili alimentate a batteria sono un mezzo di trasporto ecologico, ma ancora poco diffuso. Ora il Parlamento europeo interviene a sostegno del veicolo del futuro. Una risoluzione approvata in questi giorni propone di stabilire uno standard europeo per la ricarica. Un sistema di
tecnologie e infrastrutture comuni a tutti i Paesi dell’Unione che, se sarà attuata, entro il 2011 permetterà ai possessori di vetture elettriche di viaggiare su tutto il territorio comunitario rifornendosi facilmente d’energia.

Gli automobilisti dell'Unione potranno fare il pieno allo stesso modo Bruxelles così come a Parigi e a Milano. La risoluzione chiede inoltre che l’Ue sostenga la ricerca tecnologica in materia. I nuovi standard di ricarica sono visti come il primo passo per la creazione di un mercato comune dell’auto elettrica oltre che un ottimo sistema per ridurre le emissioni di Co2 e contribuire alla lotta all’inquinamento e al cambiamento climatico. I dati della strategia sull’auto appena approvata dalla
Commissione europea rivelano che entro dieci anni il numero di auto in circolazione sarà pressoché raddoppiato.

Da 800 milioni di macchine tuttora esistenti si passerà a 1,6 miliardi di veicoli. In questo quadro un ruolo chiave spetterà ai governi dei vari Paesi membri. Secondo la proposta del Parlamento “Ogni Stato dovrà sostituire i veicoli pubblici con mezzi elettrici, mentre l'Unione europea dovrà introdurre le infrastrutture non appena gli standard saranno stati definiti. Infine – si legge in una nota - la risoluzione invita la Commissione a fornire un calcolo globale delle emissioni complessive di CO2 dei veicoli elettrici e sottolinea tenuto conto che l’introduzione di standard comuni non dovrà ostacolare ulteriori innovazioni nel settore dei motori dei veicoli convenzionali”.

mercoledì 19 maggio 2010

La Comunicazione ambientale. Analisi di un caso concreto: la raccolta differenziata

Progetto I.S.A.

Interventi per la Sostenibilità Ambientale

“La Comunicazione ambientale. Analisi di un caso concreto: la raccolta differenziata”

di Maurizio Maione

ABSTRACT

Le attività di comunicazione di un soggetto pubblico o di un qualsivoglia organismo o azienda, non possono essere improvvisate secondo le necessità del momento.

Esse devono essere pensate e ragionate, organizzate in un programma che consenta di ottenere, oltre che il massimo risultato da ogni azione, anche le massime sinergie tra le diverse azioni di comunicazione.

Nell’organizzazione della raccolta differenziata un posto di rilievo spetta alle attività di informazione e promozione di comportamenti corretti da parte dei cittadini e di altri utenti. Nello stesso tempo un comune o un’azienda può capitalizzare le tante iniziative di comunicazione che i consorzi di filiera e lo stesso Conai vanno realizzando (con sempre maggior intensità) in questi anni.

Il documento, che qui si propone in abstract, non rappresenta un trattato completo su come organizzare una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini sulla raccolta differenziata. Vuole essere un insieme di appunti, fatti da un operatore che da anni lavora nel settore della comunicazione, per ricordare alcune regole base, segnalare alcuni strumenti che si sono dimostrati validi e suggerire alcune attenzioni.

Il relatore parte dalla definizione di un piano di Comunicazione. Ogni iniziativa o nuovo servizio dovrebbe sempre essere accompagnato da un piano di comunicazione, quel documento, cioè, che raccoglie l’analisi dello scenario, la scelta dei target, gli obiettivi, le strategie, le azioni, il budget e la tempificazione delle azioni.

Il documento affronta gli step che portano alla sua redazione: dalla definizione degli obiettivi e della strategia della comunicazione, all’individuazione delle diverse categorie dell'universo dei pubblici di riferimento, delle funzioni e del ruolo di ognuna di loro nel sistema di comunicazione generale, all’elaborazione del Piano operativo, all’identificazione delle iniziative di comunicazione più diffuse ed efficaci per il successo di una campagna di informazione sulla raccolta differenziata.

La prima cosa da fare è definire in modo chiaro quali sono gli obiettivi di comunicazione. Tali obiettivi, dai quali deve dipendere la strategia di comunicazione, non sono, ovviamente, quelli statutari, bensì quelli di breve periodo, definiti normalmente nel progetto, in modo da indirizzare l’attività verso determinati settori, aree e risultati (valorizzazione dell'attività e dei risultati conseguiti; creazione di una identità e rafforzamento dell'immagine; aumento della visibilità; creazione di canali costanti di comunicazione verso l'esterno, in particolare verso alcune categorie di pubblici di riferimento).

Lo step successivo tenta di riformulare in categorie l'universo dei pubblici di riferimento, considerando quale possa essere (o diventare) la funzione e il ruolo di ognuno di loro nel sistema di comunicazione generale:

• I moltiplicatori potenziali della comunicazione (i media; l'associazionismo ambientalista; gli assessorati all'ambiente degli Enti territoriali; gli Enti e gli Organismi istituzionali di riferimento);

• Gli 'utenti' (il mondo industriale, le sue associazioni e confederazioni; la grande distribuzione e il commercio; gli operatori privati e il terziario dei servizi ambientali; le aziende municipalizzate e le loro confederazioni; le associazioni dei consumatori; la pubblica amministrazione in generale);

• Gli altri soggetti (i sindacati; le associazioni professionali; il mondo accademico e della ricerca; la scuola; le famiglie.

Vengono descritte, poi, le caratteristiche e le regole che deve possedere la strategia di comunicazione (essere consequenziale e funzionale agli obiettivi dell’Ente e al piano strategico del progetto che si vuole comunicare; essere articolata in un piano di azioni e strumenti che rispondano a criteri di efficacia ed economicità; valere per un arco temporale sufficientemente lungo per poter raccogliere i risultati; essere costruita attorno ai messaggi che si vogliono comunicare; ecc.). E ci si sofferma su:

• l’importanza del coordinamento delle attività di comunicazione necessaria per assicurare uniformità dei messaggi e dello stile ed evitare duplicazioni, sovrapposizioni o, peggio, messaggi contradditori o addirittura controproducenti;

• la necessità di una costante e aperta collaborazione tra l’Ente e gli altri partner (nel settore della Raccolta differenziata sono sempre auspicabili) al fine di consentire di valorizzare adeguatamente tutto il patrimonio di informazioni, conoscenze e novità che, spesso, non viene adeguatamente sfruttato.

Il passaggio immediatamente successivo alla strategia di comunicazione è l’elaborazione del cosiddetto Piano Operativo: un documento che definisce nel dettaglio le caratteristiche di ogni azione o strumento di comunicazione individuate dalla strategia, articolando la programmazione temporale:

a) delle attività necessarie per realizzare ogni singola azione/strumento (pianificazione necessaria ad organizzare il lavoro all’interno della funzione e tra le funzioni aziendali);

b) di tutte le azioni/strumenti da realizzare (pianificazione necessaria per distribuire nel tempo le risorse umane ed economiche, per calibrare le sinergie tra le azioni, per avere la visione d’insieme della strategia di comunicazione delineata).

Infine, il documento descrive le iniziative di comunicazione più diffuse ed usate, mettendo in rilievo criticità ed attenzioni.

In particolare si sofferma su:

1. le iniziative di ufficio stampa e relazione con media;

2. la produzione editoriale e audiovisiva;

3. la diffusione mirata di documentazione;

4. l’organizzazione di eventi, di convegni e di incontri mirati;

5. l’organizzazione di presenze a manifestazioni espositive;

6. la pianificazione e la realizzazione di campagne pubblicitarie su progetti specifici;

7. iniziative di relazioni pubbliche.


Leggi la versione integrale del documento distribuita nel corso delle attività formative del progetto I.S.A.