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venerdì 24 settembre 2010

Sta a Riace il miglior sindaco del mondo?

Un’altra Calabria è possibile. Proprio abbarbicato sulle alture della Locride, terra di n’drangheta e di conflitti sociali aspri dove lo stato spesso latita, c’è un paesino, Riace, che è un miracolo di civiltà e che ha fatto della convivenza con gli stranieri la cifra della sua identità.

Rosarno, che dista poche decine di chilometri, è lontana anni luce da qui. Lontane sono le sue guerre tra poveri pilotate dalla criminalità organizzata, lontanissimi sono i calabresi che hanno perduto l’anima e sparano ai migranti, trattati come miserabili e sfruttati come schiavi.

Riace (conosciuto per il ritrovamento dei Bronzi), 1800 abitanti, di cui 250 immigrati, non è solo accoglienza di rifugiati politici. In un territorio infiltrato dalle ‘ndrine, e le cui bellezze naturali sono deturpate dagli scempi dell’abusivismo edilizio, si è imposta all’attenzione dei media nazionali e internazionali (Wim Wenders ha girato tra i suoi vicoli un corto, “Il volo” FOTOGALLERY) per la raccolta differenziata condotta con gli asini (per fare un paragone basti pensare che nel capoluogo calabrese, Catanzaro, la differenziata è un’utopia), per il borgo ripopolato con le botteghe artigiane, per la costituzione di un eco-villaggio, il “Riace- Village”, riproposizione di un villaggio rurale per l’ospitalità diffusa e per il turismo sostenibile, per il “Riace Film Festival”, la prima kermesse dedicata al cinema delle migrazioni.

Tutte idee partorite dal sindaco Domenico Lucano che per questo è stato nominato, unico italiano, tra i 23 finalisti del “World Mayor Prize”, premio per il miglior sindaco del mondo (la cui raccolta di voti si chiude in queste ore), assieme, per capirci, ai sindaci di metropoli come Città del Messico, Mumbai, ecc. Ma lui, Lucano, “Mimmo dei curdi”, come viene chiamato qui in paese, non si ispira a nessuno di questi, anzi, a parlare del premio si schermisce: «Mi mette un poco a disagio, io faccio solo il sindaco con l’impegno di un militante, non ho mai abbandonato le utopie di quand’ero studente».

Nessuna affiliazione ai partiti tradizionali: Lucano è stato eletto con la lista civica “Un’altra Riace è possibile” nel 2004, e poi riconfermato nel 2009. Il Pd dei notabili calabresi non lo ha appoggiato. Ma lui aveva dalla sua il consenso del paese. «Io sono di sinistra. Punto. Mi definisco del partito di Peppino Impastato, i valori a cui mi ispiro tutti i giorni nel fare l’amministratore sono l’uguaglianza sociale, la partecipazione e la trasparenza per togliere gli agganci negli appalti con la criminalità; chiamiamola, se volete, sinistra utopica».

In compenso le minacce delle famiglie degli “omini d’onore” non sono mancate. Due pallottole contro la Taverna delle Rose, ristorante recuperato da una casa abbandonata e dato in gestione a Città Futura, la sua associazione intitolata a Don Puglisi e infine l’avvelenamento dei suoi due cani. E il pensiero corre veloce ad un altro sindaco “speciale”: quell'Angelo Vassallo ucciso qualche settimana fa nel salernitano. «Certo le minacce, ma che significa che me ne devo andare? – dice lui sprezzante – che tutti ce ne dobbiamo andare? Io non ho paura, il mio messaggio è antitetico a quello della ‘ndragheta: da una parte loro, dall’altra noi. C’è una Calabria che vuole restituire dignità alla politica».

«Gli uomini d’onore, l’antistato, – continua Lucano – danno in qualche modo risposte più rapide alla crisi di occupazione del territorio e qui sta la mia scommessa, indicare uno sviluppo diverso dal turismo di massa e dai centri commerciali, uno sviluppo che si basa sull’identità dell’essere calabrese proprio in virtù dell’accoglienza dello straniero, valore antico che si tramanda da generazioni». Il paese, racconta ancora il primo cittadino, stava subendo la stessa sorte di tanti altri dell’Appennino calabrese, lo spopolamento per le migrazioni. «Ci sono più riacesi in provincia di Torino e in Sud America che qui».

E fu un giorno del luglio '98 che al sindaco, non ancora tale, venne l’idea. «Assistetti allo sbarco di 300 immigrati e capii improvvisamente che da problema potevano diventare la soluzione». Cominciò così a dare case a famiglie palestinesi, afghane, eritree, serbe, («tutti disperati in fuga da guerre e devastazioni, tanto abbiamo imparato noi riacesi da loro»), a insegnare loro i vecchi lavori artigianali della tradizione calabrese. Oggi addirittura il saldo nascite/decessi è positivo.

Grazie agli immigrati. E, sottolinea Lucano, «abbiamo riaperto la scuola elementare dove sono più i bambini stranieri che quelli italiani». Insomma quel che nelle periferie di Roma o Milano viene considerato come un problema di ordine pubblico, qui è considerato una risorsa, «è una forma di riscatto sociale». «La cosa che mi fa più felice? - conclude il sindaco – è i bambini sono tornati a giocare per le strade di Riace».
21 settembre 2010
di Luciana Cimino

venerdì 10 settembre 2010

Quando si dice “accoglienza”...

Ho usufruito, giorni fa, di un “Intercity”, quei treni che collegano medie e grandi città italiane.
Ho vissuto su quel treno per otto ore di fila ed ho gradito la disponibilità e cortesia del personale viaggiante, di questi tempi cosa di non poco conto.
Un ragazzo, salito con uno strumento musicale, veramente ingombrante con la sua bella custodia, ha ricevuto l'immediata assistenza del capo treno che, con cortese accoglienza, ha indicato il luogo dove collocare l'oggetto per non disturbare gli altri passeggeri ma anche per non lasciare che il proprietario fosse disturbato in ogni momento per il possibile intralcio sottolineando come “tormento” solo il pensiero se ciò fosse accaduto.
Immagino che Trenitalia, alla quale non si possono certamente scollare i gravi ed igienici problemi che si trascina dietro sul trasporto pendolari, investa sul proprio personale non solo sulle eleganti divise ma anche in formazione.
Arrivo notte tempo alla stazione di Monte S. Biagio e da esperto conoscitore degli usi locali a naso mi reco alla navetta che mi condurrà a Terracina che sta aspettando, a motore acceso, in un angolo buio del grande piazzale altrettanto buio.
L'autista, concentrato sulla Gazzetta dello Sport, non si accorge di chi sale e non risponde neanche a qualche timido “buonasera” .
Aspettate le coincidenze, stancamente ripiega il giornale e sempre con assordante silenzio chiude le porte e si avvia.
Appena imboccata la direzione Terracina due signore corrono di lato e chiedono che il pullman si fermi.
Si materializza la voce del conducente “scroccando” , come diciamo noi, un sonoro “San Catallo” ed indirizzando alle due epiteti inerenti al “lavoro su strada” più vecchio del mondo.
Svogliatamente il pullman si ferma e aperte le porte fa salire le due signore che immediatamente, in un garbato e ottimo inglese, ringraziano e si scusano.
Chiedono se il bus va a Terracina, ricevono solo un grugnito.
Arrivo a destinazione e nel scendere saluto e qualche pendolare che mi conosce mi sussurra:”Siamo stati sfortunati, c'è capitato il peggio tra i peggio”.
Immagino che Cotral Spa non abbia investito neanche un nichelino nella formazione del personale ritenendo che la patente sia sufficiente.

sabato 31 luglio 2010

L’ONU dichiara l’acqua “diritto umano universale”



L’Assemblea generale dell’ONU ha approvato lo scorso 28 luglio, a larga maggioranza, una risoluzione che riconosce l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari tra i diritti umani fondamentali. La storica risoluzione, su mozione presentata dalla Bolivia e da una trentina di altri paesi, sancisce che “l’acqua potabile e i servizi igienico sanitari sono un diritto umano essenziale per il pieno godimento del diritto alla vita e di tutti gli altri diritti umani”. L’accesso all’acqua potabile è entrato, quindi, ufficialmente a far parte della Dichiarazione dei Diritti Umani.

Alla votazione erano presenti 163 paesi dei 192 che costituiscono l’Assemblea Generale, 122 dei quali hanno votato a favore, nessuno contro e 41 si sono astenuti. Tra gli astenuti ci sono Canada, Regno Unito, Australia e Stati Uniti, che hanno motivato la loro decisione con il fatto che la risoluzione ONU potrebbe minare l’iter che è attualmente in corso a Ginevra – presso il Consiglio dei Diritti Umani – per costruire un consenso globale sui diritti all’acqua.

Il testo della risoluzione dell’ONU ribadisce come sul pianeta una persona su otto non abbia ancora accesso all’acqua potabile e come questa mancanza di accesso provochi la morte di tre milioni di persone ogni anno. Prosegue ricordando che 884 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile e che più di 2,6 miliardi di persone, per lo più neonati e bambini, non dispongono di infrastrutture igienico-sanitarie di base. I dati diffusi dall’ONU riferiscono che, ogni anno, oltre 1,5 milioni i bambini, di età inferiore ai 5 anni, muoiono per mancanza di acqua e che oltre 443 milioni di giorni di scuola vengono persi a causa di malattie legate alla qualità dell’acqua e alla mancanza di strutture igieniche.

Pertanto, l’Assemblea Generale – in seno alla risoluzione – invita tutti gli Stati membri e tutte le organizzazioni internazionali a fornire risorse finanziarie, tecnologie e competenze ai Paesi in via di sviluppo, affinché acqua potabile e servizi igienici di base siano garantiti a tutti. L’Assemblea, inoltre, ha anche confermato l’impegno degli stati membri a dimezzare, entro il 2015, il numero di persone sulla terra che non ha accesso all’acqua potabile.

Questa risoluzione costituisce un passo decisivo per affrontare in modo concreto il problema della scarsità delle risorse idriche e per svincolare l’acqua dalle logiche del mercato. Il diritto all’acqua era già stato inserito dall’Onu in alcune Convenzioni sui diritti delle donne, dei bambini e dei disabili, ma non era ancora stato dichiarato ufficialmente “diritto umano universale”.

La risoluzione, pur non avendo valore vincolante dal punto di vista giuridico, è stata accolta con grande soddisfazione da tutti i movimenti internazionali per la difesa del diritto all’acqua. Infatti, se si considera che in molti casi i testi delle risoluzioni dell’Onu hanno preceduto e indirizzato l’effettiva applicazione e la possibilità concreta di godere dei diritti universali, rappresenta più di una speranza. E vedremo se già dai prossimi appuntamenti (a partire da quello di settembre 2010 a New York sugli Obiettivi del Millennio fino al Forum Mondiale dell’acqua che si terrà a Marsiglia nel marzo 2012) questa risoluzione così importante troverà ulteriore rafforzamento a livello internazionale.

Scritto da Laura Pavesi – 30 luglio 2010 – 09:25
Per affrofondire : http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=35456&Cr=SANITATION&Cr1

mercoledì 7 luglio 2010



A Taracina jerta

Povera Vecchia mia, quanta pena
te dà 'sta fijjulanza scellerata,
che se da prima t'era affeziunata,
mo tutta te turmenta, t'avvelena.

Te vo vedè perduta, suffucata,
de sotte a la miseria e la munnezza,
pe fa sparì pe sempe la bellezza
che 'ncora t'è rumasta appeccecàta...

...Ma tu n'avè paura, Vecchia mia,
che chi tè core an piette e sentemente,
an campe scegnarà da cumbattente,
pe vence o pe murì, pe l'alma tia.

lunedì 5 luglio 2010

Non scherzate con il fuoco 2010


Non scherzate con il fuoco 2010
di Monica Rubino
Torna la campagna di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile per contrastare gli incendi boschivi in 500 località italiane. Cittadini, amministratori locali e volontari uniti in difesa del patrimonio forestale
Tutti insieme contro gli incendi. E’ questo l’impegno degli oltre 50.000 volontari che nei boschi di tutta Italia si sono impegnati in opere di prevenzione e salvaguardia per le aree verdi, minacciate ogni anno da incendi.

Oltre 500 le iniziative organizzate in tutta la Penisola dai volontari della protezione civile, gruppi scout, cittadini insieme agli agricoltori e ai cacciatori in occasione dell’VIII edizione di Non scherzate col Fuoco, la campagna nazionale di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile per contrastare gli incendi. Un’iniziativa che si avvale del patrocinio del Corpo Forestale dello Stato e della collaborazione degli Scout dell’Agesci insieme all’Arcicaccia, al Centro Sportivo e Attività per l’Ambiente, all’Associazione Nazionale dei Vigili del Fuoco in Congedo, alla Regione Marche e alla Regione Siciliana.

“Un’azione collettiva concreta che testimonia – spiega Simone Andreotti, responsabile Protezione Civile di Legambiente – il grande interesse e la voglia dei cittadini di diventare protagonisti nella difesa del territorio, costituito da aree di grande pregio ambientale e naturalistico, messo ogni estate a dura prova dal fenomeno degli incendi, con gravi conseguenze per la biodiversità e pericolo per i cittadini stessi”.

Non si scherza neanche con i dati. Secondo il Corpo Forestale dello Stato nel 2009 su tutto il territorio nazionale si sono registrati 5.422 incendi che hanno percorso una superficie di 73.355 ettari di aree forestali. Un bilancio relativamente positivo rispetto al 2008, con una riduzione degli incendi di circa il 20%. Una boccata d’ossigeno per il nostro patrimonio boschivo, un dato che mette in luce come il fenomeno incendi non sia più un’emergenza nazionale ma resti particolarmente grave in alcune regioni del Sud e nelle isole. Nell’ultimo anno solo in Sardegna è andato bruciato oltre il 50% di tutta la superficie nazionale percorsa dal fuoco.

I miglioramenti registrati sono dovuti sicuramente sia ad una maggiore consapevolezza da parte della società civile dei reali danni ambientali ed economici provocati dagli incendi, ma anche alle attività di controllo del territorio e alla sanzione dei reati condotte dal Corpo Forestale dello Stato. Nel 2009 la Forestale ha accertato 5.362 reati d’incendio, effettuato 187 sequestri, mentre sono stati identificati e denunciati 459 incendiari, e 17 persone sono state arrestate.